storie e racconti

Storie di guerra: 25 aprile 1945

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casa colonica nei pressi della Val Comuna, Novellara (RE)

 

La sera del 24 aprile 1945, nei pressi della Val Comuna, un agglomerato di case di mezzadri giù nella Bassa, si diffuse la voce che gli americani erano arrivati in paese. Mia nonna mandò tutti a letto vestiti con scarpe e giacche, come tante volte aveva fatto quando suonava la sirena antiaerea. Per tutta la notte le truppe tedesche batterono in ritirata passando nei campi vicini, per raggiungere il Po. Alcuni riuscirono ad attraversarlo con le chiatte e a mettersi in salvo, altri morirono annegati, altri ancora furono catturati. Nessuno della mia famiglia riuscì a chiudere occhio, inchiodati al letto dalla paura. Quando il mattino dopo mio nonno uscì sull’aia vi trovò cinque carro armati americani e due prigionieri tedeschi, di cui uno ferito. Gli americani diedero ordine a mia nonna di rifocillarli, dopo di che medicarono il ragazzo tedesco. Tremava come una foglia e piangeva mentre guardava mia nonna che gli dava da bere del latte con il mestolo, e ripeteva in continuazione “kaput! kaput!”, facendo il gesto della ghigliottina con la mano. Mia nonna aveva paura persino di fiatare, e continuò a dargli da bere in silenzio. Finito di rimettere in sesto i prigionieri, raccolsero tutti i Bortesi e le famiglie vicine e con il mitra spianato li radunarono nella cantina,  affinchè nessuno si muovesse. Mia madre sentì uno dei vicini piagnucolare, diceva che li avrebbero ammazzati tutti perché i tedeschi erano passati da quelle parti e gli americani erano convinti che mio nonno nascondesse dei fuggiaschi. Lo presero, mio nonno. Con la canna del fucile che gli sfiorava la schiena ispezionarono insieme a lui tutta la proprietà, mettendo sotto sopra anche la stalla, ma non trovarono nessun soldato nascosto. A quel punto fu davvero il 25 aprile: i miei nonni presero dalla cantina prosciutto, salame, vino, pane e latte ed insieme alla mia famiglia gli americani divisero il primo vero pasto dopo giorni di fame e paura. Mia nonna però non si era dimenticata del ragazzo tedesco che la guardava terrorizzato, così raccolto un po’ di coraggio si avvicinò al capitano e in dialetto gli disse “Vè, al’massè mia quel putel, eh?”. Dieci soldati americani, due tedeschi e mia nonna dava ordini in dialetto! “No Kaput, vè?” L’americano allora comprese, e fece cenno di no con le braccia.

La guerra era davvero finita.

Terminato il pranzo un giovane soldato biondo prese in braccio mia madre, l’abbracciò e le diede un’infinità di baci affettuosi, senza un motivo. Mia madre dice che è uno dei ricordi più belli che ha di quel periodo terribile, vivido come se fosse successo ieri e non 73 anni fa. E’ sempre stata convinta che quel soldato americano avesse una bambina a casa ad aspettarlo, e che lei gliela ricordava. O forse aveva solo un disperato bisogno di umanità.

In ricordo di mia nonna Maria Marazzoli e mio nonno Selvino Bortesi.

4 pensieri riguardo “Storie di guerra: 25 aprile 1945”

  1. Che ricordi meravigliosi, vividi !! Amo i ricordi di guerra. Stavo ad ascoltare mia madre anche per ore sensa stancarmi quando mi raccontava le storie del suo paese,o di quando era sfollata, e di quando finalmente la guerra finì. Era poco più di una ragazzina, e nonostante i tempi terribili, trovava il tempo di divertirsi con i suoi amici anche sotto i bombardamenti. Erano un gruppo molto affiato, che insieme, rischiando la propria vita, salvarono molte persone. Tempi terribili, ma anche pieni di grandi azioni!

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    1. Anche io amo tanto questi racconti…purtroppo solo mia madre ne è rimasta depositaria, spero di riuscire a trascrivere i più belli in modo da trattenerli per sempre. Questi racconti sono la nostra memoria, non solo quella personale, ma la memoria di un intero popolo, per questo sono così preziosi!

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