storie e racconti, Una stanza tutta per me

E book? NO, grazie!

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Forse è perchè in fondo sono un po’ retrò. Forse è perché se un libro non lo vedo posizionato in casa da qualche parte, mi sembra di non possederlo veramente. Non è solo un fatto sentimentale, una mania  o  il semplice desiderio a farmi sempre optare per questa soluzione. Ho analizzato la questione obiettivamente e sono giunta alla conclusione che le mie motivazioni sono reali, e  fanno tutte assolutamente parte della mia natura. Quindi non c’è modo di farmi cambiare idea. Ma quali sono questi motivi?

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1) Lavoro tutto il giorno al PC. Otto ore (spesso anche di più) allo schermo sono tante, sono troppe, mi stancano increbilmente gli occhi e la mente al punto che spesso quando torno a casa la sera anche guardare un po’ di TV per me è un supplizio. Non ne posso più di schermi illuminati, voglio la quiete domestica con le sue luci naturali. Quando sono sola  spesso cucino con lo stereo acceso, mentre la minestra sobbolle sfoglio qualche pagina di libro, oppure una rivista di moda. Ma la tv spesso resta spenta, ed ogni giorno che passa diventa sempre di più un oggetto d’arredamento e sempre meno un piacevole passatempo. In queste condizioni psico-fisiche leggere con un supporto digitale è fuori discussione, anche se lo schermo degli ereader è retro-illuminato e quindi riposante per gli occhi e bla bla bla non mi interessa: mi disturba solo per il fatto che è un aggeggio  che necessita di una presa USB per sopravvivere.

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2) Credo che dopo aver letto il punto precedente si capisca molto bene una cosa: non sono un’appassionata di tecnologia. Diciamo che la utilizzo, la conosco, e soprattutto ne riconosco l’indubbia utilità e i grandi vantaggi, ma ho un pessimo rapporto con tutto quello che diminuisce l’elasticità mentale ed i contatti umani. Cellulari di ultima generazione, tablet, psp 4…fosse per me si potrebbe ancora comunicare tranquillamente con il Nokia 6630 e trastullarsi con il Commodore 64, ché tanto a caricare un gioco ci mettevi 57 minuti e nel mentre si potevano fare due chiacchiere con gli amici (i quali grazie a dio erano seduti lì con te sul divano, non erano ectoplasmi fluttuanti in una connessione wi fi). Tutto questo smanettamento e  questa smania di essere sempre e comunque connessi con un mondo virtuale che  non esiste (rendiamoce conto per favore) la considero un’involuzione della specie umana. Siamo sempre più tencologici, e sempre più soli. Le emozioni che proviamo ancora prima di essere elaborate dal nostro cevello vengono fotografate, opportunatamente filtrate e instagrammate. Diamo in pasto la nostra vita intima a internet, come se fosse una medaglia da esibire, e misuriamo la felicità contando i “like”.
Non rifiuto il secolo in cui vivo, non sono una Amish. La verità è che la tecnologia mi annoia a morte. Non capisco cosa ci sia di entusiasmante in un telefono che fa tutto il possibile immaginabile tranne quello per cui è stato progettato, ovvero telefonare. Millemila applicazioni diverse per fare quello che in teoria dovrebbe essere un istinto naturale degli esseri umani: socializzare. Sì, sono retrò. Ed in questo caso lo considero un pregio.

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3) Da qualche tempo colleziono segnalibri. Ogni volta che viaggio o che giro  per la città  e noto in libreria o in qualsiasi altro negozio segnalibri particolari, li compro. Meglio ancora quando mi aggiro tra  bancarelle, mercatini dell’usato e similari: lì si trovano delle vere chicche. Spesso riesco a scovare segnalibri fatti a mano davvero originali e leziosissimi. Non si tratta certamente di un collezionismo di valore, ma è quel tipo di chincaglieria che riesce a donare un’aria festosa al  mio angolo dei libri  e che mi piace vedere ogni volta che lo spolvero, che cambio la disposizione degli oggetti, o che semplicemente lo osservo compiaciuta. Ma il momento che mi da più soddisfazione in assoluto è quando mi avvicino al portapenne che li contiene per scegliere quello  che segnerà le pagine della mia nuova lettura. Prima decido  il nuovo romanzo da leggere (altro momento topico, rulli di tamburi, momenti di tensione) e poi scelgo l’oggetto che mi accompagnerà per tutta la lettura. Mi dite come faccio, se leggo un ebook? Come posso utilizzare un anonimo segnalibro elettronico, che nemmeno vedo?

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4) Sono una di quelle lettrici che segnano le frasi, i pensieri, addirittura brani interi del libro che sta leggendo. Una pratica molto diffusa tra i bibliofili, a quanto ne so. Una volta, quando ero una sconsiderata che leggeva prevalentemente edizioni tascabili ed economiche, li segnavo facendo antipatiche orecchie alle pagine, o addirittura sottolineavo a matita i passi che mi interessavano. Poi mi sono evoluta, ho cominciato ad acquistare le prime edizioni e non volendo rovinare nulla del loro contenuto ho iniziato ad utilizzare post it colorati per sottolineare ciò che mi  colpiva di più. Ogni tanto prendo tutti questi post it, trascrivo le righe segnate su un blocco per appunti o sul pc, et voilà. Ho la mia piccola enciclopedia delle frasi. A pensarci bene, è tantissimo tempo che non ricopio più le frasi dai post it, quando mi deciderò a farlo dovrò scrivere per ore. Magnifico!

5) Tornando all’inizio del post: se una cosa non la vedo, non la tocco e non occupa uno spazio fisico  è come se non mi appartenesse. Non la sento mia. La percepisco come effimera, inconsistente, inesistente. E’ lo stesso motivo per cui compro anche la musica che mi piace davvero, spendendo cifre e cifre che non vi dico in cd e vinili: gli mp3 mi servono solo da riempitivo o da sottofondo mentre faccio le pulizie.  I libri e la musica per me non esistono in formato virtuale. Sono come i vestiti: devo aprire l’armadio e godere di quella vista, provare piacere e soddisfazione realizzando che, seppur tra mille difficoltà,  sono riuscita a crearmi una zona di comfort che mi rappresenta in pieno, che mi contraddistingue, e che segna il mio passo in questo mondo in modo deciso. Come direbbe Carrie in Sex and the City :” I miei soldi li voglio là dove posso vederli: tutti appesi nel mio armadio”. Libreria o armadio , che differenza fa?

4 pensieri riguardo “E book? NO, grazie!”

  1. Io mi sto interrogando molto sulla questione negli ultimi tempi. Il fatto è che avere un e-reader sta diventando sempre più una cosa diffusa, di solito alle cose bisogna abituarsi prima di riuscire ad apprezzarle un po’, eppure non riesco ad abituarmi, proprio non mi piace. Ne riconosco la comodità, ma a me non interessa portarmi in valigia un vestito in meno (che probabilmente non avrei manco usato) per far stare un libro, o avere la borsa più pesante del solito. Se proprio poi pesa troppo mi prenderò dietro un libro più leggero! 😀 Il fatto è che mi sento un po’ sbagliata a pensarla così, ma a me vedere i miei libri sugli scaffali piace, anche se bisogna spolverarli spesso :). Quindi sono d’accordo con molti dei tuoi punti, poi magari in futuro cambierò idea, chissà…

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  2. Sono un po’ più possibilista e più affezionata ai miei libri (documenti, fotografie, musica ecc.) in formato virtuale, ma solo un po’.
    Mi riconosco in particolare nella fatica di sopportare prese, batterie, usb e quant’altro non sia un oggetto immediatamente fruibile, a patto soltanto di avere i sensi funzionanti e luce disponibile, di preferenza naturale.
    Ho un semplice Kindle, molto basic e carino, cui avevo persino trovato una bella custodia di pelle viola. Regalato, non c’è nemmeno da precisarlo. L’ho utilizzato e con piacere diverse volte, ma dall’ultima dev’essere passato un anno e mezzo circa. Lo apro, vedo l’icona fissa della batteria scarica e la voglia di accendere il pc apposta per poter accendere un affare di cui ho sempre fatto a meno, e poi aspettare del tempo per poterne fruire, mi manda ai matti.
    E, naturalmente, anch’io mi prendo i miei lunghi minuti per decidere (e pregustare) quale sarà il prossimo libro, con relativo segnalibro plastificato 🙂
    L’unica azione online o comunque tecnologica che mi può dare la stessa soddisfazione è creare, spulciare ed attingere dai miei “scaffali” di libri e dvd in cui desidero immergermi in futuro, che ho stilato e riordino spesso sul sito della biblioteca. Punto.

    (Non parliamo nemmeno dell’epopea della mia ricerca, per altro vana, di un notebook che fosse appunto SOLTANTO un notebook, ossia un aggeggio su cui leggere – scrivere – far di conto senza interruzioni e distrazioni: cioè senza internet innanzitutto, senza giochi e giochini vari e senza applicazioni astruse ed inutili. Esiste, ne sono convinta, o almeno esisteva; ma quando spiegavo che cercavo una cosa semplice, il più semplice possibile, come meno contenuti possibili, mi prendevano tutti per scema. Così, per ora, ho rinunciato).

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