Letteratura giapponese, Murata Sayaka, storie e racconti

Storie giapponesi: “La ragazza del Convenience Store”

 

intestazione post

 

Prima di tutto: che cosa è un konbini?

A meno che non siate esperti di cultura Giapponese, o per vostra fortuna abbiate  trascorso diverso tempo nel paese del Sol Levante, sono certa che non sappiate esattamente di cosa si tratti. Il termine è intraducibile in italiano, nel senso che qui da noi non esiste l’esatto corrispettivo di questo genere di negozi. Sono piccoli supermercati aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7,  in cui strova un po’ di tutto: dai generi alimentari a quelli di prima necessità, tabacchi, articoli di abbigliamento, quotidiani etc. Solitamente le bevande offerte sono calde (o fresche d’estate) ed i cibi, quasi tutti precotti, vengono riscaldati sul momento. Tutti gli articoli in vendita  costano decisamente meno rispetto ai normali supermercati, e da qui deriva  il termine europeo “Convenience store”.

familymart

Furukura Keiko, la protagonista di questa storia ironica ed a tratti surreale, è una donna di 36 anni che lavora come commessa part-time in un piccolo Konbini da ben 18 anni, ovvero da quando ha concluso gli studi superiori. Keiko, in quasi vent’anni di lavoro, non ha mai fatto un’assenza e svolge con una precisione maniacale le sue incombenze quotidiane. Come afferma lei stessa si attiene scrupolosamente al manuale della perfetta commessa, affinchè la macchina del konbini funzioni al meglio. Keiko è felice ed appagata dal suo lavoro, non ha mai desiderato altro, non ha particolari ambizioni o interessi. L’unica cosa davvero importante per lei è sentirsi parte di quel piccolo microcosmo, con il suo ritmo scandito da rituali ordinati ed immutabili: le riunioni mattutine che terminano sempre con lo stesso slogan auto motivazionale, gli scaffali da sistemare a seconda del periodo dell’anno, i prodotti in offerta dei quali spingere la vendita, la divisa da indossare, i capelli sistemati come impone il manuale, le unghie corte e pulite, la vetrina senza mai un alone, il pavimento sempre pulito, i sorrisi smaglianti da offrire ad ogni cliente che entra, la stessa musica in sottofondo  trasmessa ininterrottamente giorno e notte. Questa è la sua vita. Il Konbini per Keiko  è molto più di un lavoro, è lei stessa ad essere parte integrante di quell’ingranaggio. Ma come mai Keiko conduce un’esistenza così fuori dagli schemi? E’ questa la domanda più interessante, quella su cui verte tutto il romanzo. La risposta  che l’autrice vuole dare ai suoi lettori è geniale: semplicemente, un motivo non esiste. La storia di Keiko fa riflettere su un tema molto importante, quello della normalità. Che cosa è in fondo la normalità, se non aderire ad un insieme di regole stabilite dalla maggioranza? Normale rispetto a chi? Rispetto a cosa? Perchè le regole imposte dalla società in cui viviamo diventa il metro  con cui misurare le vite di chiunque, giudicandole malamente se non conformi agli standard previsti? Perchè chi non vuole soggiacere a questi diktat è costretto a subire una pressione sociale così pesante, come quella che subisce la protagonista? Keiko è sempre stata diversa dagli altri ma non ha nessun problema psichiatrico, nessun trauma infantile da superare. Fin dai tempi della scuola ha sempre avuto pochissime amiche, che frequenta ancora saltuariamente pur di  non apparire troppo diversa agli occhi altrui. Non ha nessuna necessità affettiva, è disinteressata al sesso e non prova sentimenti nemmeno per il suo nipotino nato da pochi mesi. Eppure Keiko è cresciuta in un ambiente domestico sereno, affettuoso e premuroso, lo stesso della sorella, donna regolarmente sposata e madre di famiglia. Da bambina ha avuto dei comportamenti anomali che hanno messo in allarme i genitori, ma gli psicologi che l’hanno visitata non hanno riscontrato in lei nessuna patologia. Non essendo affatto una stupida, crescendo ha capito che ciò che per lei è naturale per gli altri non lo è assolutamente, e così ha fatto l’unica cosa che poteva fare per poter vivere la sua vita in pace: ha trovato un lavoro come commessa part time di un Konbini,  come la maggior parte degli studenti giapponesi della sua età. Ma, a differenza degli altri, lei non se ne è mai andata, facendo del Konbini la sua vera casa. In questo posto così ordinato, dai ritmi sempre uguali, Keiko riesce a trovare la sua dimensione: un luogo quasi irreale, sospeso dal tempo, esattamente come lei, immutabile come i giorni in un Konbini.

20c64f89e089b0e670ed6e7c81f45e99

La sua vita cambia quando al Konbini viene assunto un suo coetaneo, che però a causa di problemi comportamentali non riesce a tenersi il lavoro per più di una settimana. Keiko quasi per caso instaura una specie di legame con questo ragazzo, seriamente disturbato, e quando la voce si diffonde tra i familiari, tra le amiche e tra i colleghi, sconcertata scopre come questo fatto, per lei totalmente privo di significato, l’abbia fatta balzare dritta dritta  nell’olimpo della normalità. Sono tutti entusiasti! Keiko ha finalmente un fidanzato, come si conviene ad una donna rispettabile di 36 anni! Si sposerà, e quindi potrà abbandonare il suo anonimo lavoretto perchè metterà su famiglia! Il fatto che quest’uomo sia un parassita sociale ed uno psicopatico passa naturalmente in secondo piano, perché agli occhi del mondo Keiko ha finalmente ottemperato al suo dovere sociale. Questa è la cosa importante.

«Apri gli occhi, Furukura! Senza troppi giri di parole, tu sei fuori dai giochi, non hai speranze: tra qualche anno sarai troppo vecchia per avere dei figli, non ti curi e dai l’impressione che non te ne freghi niente dei tuoi bisogni sessuali. D’altra parte non guadagnerai mai uno stipendio all’altezza di quello di un uomo e non hai neanche un lavoro fisso, ma solo un misero impiego a tempo determinato. Sei un fardello per la società, un rifiuto umano.»

1ad32adc3b31759e51941c9dfe1eadab

Cosa succederà a Keiko? Il finale è stato diverso da quello che immaginavo, ma è solo voltando l’ultima pagina  si scopre il vero significato di questo romanzo così sottile, ironico e geniale. Geniale perchè dietro ad una storia apparentemente semplice si nasconde in realtà un’anima molto profonda, che denuncia ferocemente la società giapponese così classista, sessista e tradizionalista, che condanna senza pietà chi non si conforma ai suoi severi standard. In sole 170 pagine questa giovane autrice, con uno stile fresco e arguto, riesce a metterci davanti ai nostri pregiudizi facendoci cambiare per un istante la prospettiva con cui guardiamo le vite degli altri. La normalità, la diversità e la felicità individuale sono concetti relativi, variabili, e forse proprio per questo scomodi. Siamo talmente radicati nelle nostre abitudini, talmente incancreniti nei nostri  rigidi schemi mentali che proviamo disagio di fronte a qualcuno che, semplicemente, guarda la vita da un’altra angolazione. Mettersi in discussione, diciamolo, non è il nostro forte. Eppure, se ognuno di noi imparasse a guardare il prossimo consapevole di non avere in tasca la verità assoluta, dal nostro vocabolario sparirebbe persino la parola “tolleranza”. Ma questa è un’utopia. Quella di Furukura Keiko invece è solo una storia, che merita di essere conosciuta e compresa, perchè i libri hanno un potere enorme: quello di insegnarci a pensare.

 

La ragazza del convenience store – Sayaka Murata (Edizioni E/O)

41+zksj646l._sx319_bo1,204,203,200_

 

 

 

4 pensieri riguardo “Storie giapponesi: “La ragazza del Convenience Store””

  1. Mi hai veramente incuriosita con questo libro Cara Paola!!! Il Giappone, con la sua popolazione mi affascina. I suoi riti, tradizioni ! Lo vedo moderno e al tempo stesso molto tradizionale. Uno dei pochi popoli che ha saputo unire perfettamente il passato col presente…anzi col futuro!! E amo la loro precisione.

    Pensa, anni fa quando accompagnavo mia figlia in palestra mi iscrissi ad un corso di Aikido Un’arte marziale giapponese di difesa dove tutto sembra leggerezza, una danza… guardai alcune lezioni e rimasi affascinata. Tutti quei gesti, e rispetto verso l’avversario, il desiderio di non nuocere ma schivare, annullare il gesto ostile, mi fece proprio innamorare di quella disciplina che ho seguito per tre anni. Poi ho dovuto abbandonare per incarichi di lavoro…

    Purtroppo la perfezione non è di questo mondo e anche loro, i giapponesi, sono diventati prigionieri delle loro abitudini pregiudizi.

    Leggerò molto volentieri questo libro!

    Ma tu come fai a indovinare sempre i libri giusti???? 🙂

    Piace a 1 persona

  2. Ciao Vitty! Anche io come te sono letteralmente affascianta dall società giapponese, e dal momento che un viaggio fino a laggiù ancora non sono ancora riuiscito a farlo, mi devo accontentare dei miei “voli” virtuali e tuffarmi tra le pagine di queste brave autrici nipponiche. Sono affascinata perché il Giappone è pieno di contrasti stridenti tra l’antico e il moderno, tra l’evoluzione ipertecnologica e l’ancoraggio a tradizioni antichissime. Che mondo fantastico… ma vivere al suo interno, soprattutto per una donna, deve essere un incubo. MOlto meglio visitarlo da turista!

    Piace a 1 persona

Rispondi a Paola C. Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...