Letteratura americana, Sarah McCoy, storie e racconti

Storie di donne che si salvano da sole: “Un raggio di sole tra le nuvole”

Questa è una storia semplice, una storia d’amore. Un amore  in senso lato, non l’amore che siamo abituate a trovare nei tipici romanzi “al femminile”. E’ esattamente quel tipo di storia che cerco quando ho voglia di svagare un po’ la mente da cose più impegnative: qualcosa di piacevole, di caldo e avvolgente come una coperta, ma che non abbia nulla che fare con i sospiri tra amanti. Le frivolezze mi piacciono solo quando hanno a che fare con il the delle cinque, i giardini inglesi, lo shopping, le chiacchiere tra amiche che fanno sorridere… Quindi, nel momento in cui mi approccio ad un romanzo nel senso più classico del termine, faccio sempre molta attenzione a quello che acquisto: il rischio di cadere nella banalità amorosa è dietro l’angolo. Avevo sentito parlare bene dell’ultimo lavoro di Sarah McCoy, poi quando sono andata in libreria l’ho trovato in quell’angolo dove finiscono i cosidetti “remainders” e così ho capito che era la scelta giusta. Era lì che mi aspettava, unica copia presente. Questa volta il mio fiuto di lettrice non mi ha tradita: è stata una lettura molto piacevole, una compagnia davvero perfetta per quest’inizio d’inverno. Non che il tema affrontato sia allegro, anzi tutt’altro. Però, come dice il titolo, un filo rosso di speranza lega tutti gli accadimenti, ed è quello che tira su il cuore, il buono che viene fuori dalla malinconia. Il romanzo scorre su due binari che viaggiano paralleli, ma sue due linee temporali differenti: un binario attraversa la vita di Eden, nel 2014, e l’altro attraversa la vita di Sarah, durante la guerra di secessione americana ( e quindi tra il 1861 e il 1865). Ho usato questa similitudine dei binari paralleli perché, pur vivendo in due epoche così distanti, le due donne sono costrette a vivere lo stesso identico dolore, un dolore che per una donna sarà sempre il più crudele: l’impossibilità di avere figli. Non importa che età si abbia, se si vive in un’epoca in cui le donne possono scegliere liberamente come realizzarsi o in una in cui invece essere sposa e madre è l’unica prospettiva possibile: la consapevolezza del proprio grembo freddo, incapace di ospitare la vita, è lacerante per chiunque desideri una famiglia. E’ così per Eden, una giovane donna che si è da poco trasferita con il marito a New Charlestown, West Virginia. Ormai, dopo innumerevoli tentativi falliti, Eden è certa che la loro bella casa rimarrà per sempre un nido vuoto. Un’ossessione struggente che allarga giorno dopo giorno una voragine dentro di lei, un buco nero che sta risucchiando nell’oscurità tutto ciò che di bello era riuscita a costruire con suo marito.
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Jack era seduto per terra, con la testa appoggiata al muro e la bocca aperta. Lei gli aveva posato una mano sul mento per svegliarlo, e lui si era rialzato con movimenti assonnati. «Il bambino non c’è più. Non parliamone.»
Lui aveva annuito e aveva teso le braccia per stringerla a sé, ma lei era arretrata di due passi calpestando coi piedi nudi le goccioline sul pavimento. Il dolore era troppo acuto, la compassione di Jack era come acqua ossigenata su una ferita aperta: per quanto potesse favorire la guarigione, Eden non avrebbe retto.
Il suo matrimonio, un tempo fonte di sicurezza, di protezione ed anche di orgoglio, ora è una zattera galleggiante lasciata andare alla deriva. Il simbolo di un terribile naufragio. Lei e suo marito Jack erano l’emblema della perfetta felicità, una coppia nel suo significato più pieno, al tempo stesso amici, complici, amanti. Una squadra affiatata nel lavoro così come tra le mura di casa .Noi facciamo la conoscenza di Eden e Jack quando sono già diventati l’ombra di quelli che erano, schiacciati da questo fardello silenzioso, da questa assenza tremenda, sempre più soli nella loro incomunicabilità. Una sera Jack rientra a casa con in braccio un bassotto, convinto che l’accudimento di un animale avrebbe risvegliato la moglie dal suo torpore: un momento di festa che si trasforma immediatamente in un disastro. Eden lo prende come un insulto: dato che non puoi fare la madre, occupati di un cane! Ormai il baratro in cui lei stessa si è gettata è sempre più profondo. Nel pozzo nero in cui si è imprigionata anche un innocente gesto di amore del marito diventa l’ennesimo coltello che squarcia ferite mai rimarginate.

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Quello che Eden non sa è che il cagnolino rappresenterà invece l’inizio della sua risalita, della sua apertura verso una vita contro cui non aveva fatto altro che ergere barricate di silenzi e di rifiuti. Non si sottrae alla richieste di attenzione del cucciolo, ma comincia ad interessarsi a lui ed ai suoi bisogni. “Cricket” è il primo raggio di sole che fa capolino tra le nuvole, a cui ne seguiranno piano piano tanti altri. Dapprima impercettibili, poi sempre più chiari e accolti con un crescente entusiasmo. Di lì a poco infatti, proprio grazie alla presenza del bassotto, entrerà nella sua vita anche una ragazzina esuberante e molto sveglia, Cleo: sarà la dog sitter di Cricket e diventerà per Eden un’amica speciale. Cleo, con la sua allegria e la sua vitalità ( nostante viva una condizione tutt’altro che felice) le farà ricordare quanto lei possa ancora avere il suo posto nel mondo, anche se sarà diverso da quello che si era immaginata. Ritroverà la voglia di mettersi in gioco buttandosi a capofitto in progetti mai realizzati prima, diventando la miglior espressione di se stessa.Nessuna donna nasce con un’etichetta appiccicata sulla schiena, MADRE – MOGLIE – DONNA IN CARRIERA – IMPIEGATA ALLE POSTE: abbiamo tutte personalità brillanti e un bagaglio di possibilità infinite. Basterebbe ricordarselo di tanto in tanto, anziché condannarci senza appello perché non siamo state abbastanza brave da incasellarci in qualche categoria sociale. Basterebbe alzare le chiappe, smettere di lamentarci e provare a guardare oltre. Ma non sono solo Cricket e Cleo a fendere le spesse nubi della vita di Eden, ma anche un’altra donna, la cui storia viene alla luce grazie ad uno strano ritrovamento. Un giorno, mentre sistema il ripostiglio di casa, Eden trova un oggetto molto particolare: la testa di una bambola di porcellana. E’ questo il legame con il passato, il punto in cui i due binari si incrociano. Quella bambola risale alla guerra di secessione americana, e scoprire il motivo per cui si trova proprio lì, nella sua casa, sarà fonte di eccitazione per tutti e sarà l’inizio di un viaggio appassionante attraverso i secoli. Cleo sarà determinante per le indagini: oltre all’aiuto che darà ad Eden con le sue spiccate intuizioni, riuscirà a coinvolgere anche la sua amica libraia, antiquaria del posto, e proprio grazie alla preziosa collaborazione di questa donna verrà a galla una storia sconosciuta, che giaceva sepolta da oltre 150 anni nella cantina di quella dimora.
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West Virginia, Historical House
Noi lettori incontriamo Sarah fin dalle prime righe, perché l’autrice alterna i capitoli saltando da un’epoca all’altra. La parte di romanzo dedicata a Sarah è molto ben fatta, la ricostruzione storica è precisa ed accurata, e si basa su fatti tristemente noti. Sarah E’ una delle figlie del capitano John Brown, il più famoso bianco dedito alla causa dell’antischiavismo, in favore della quale non si fece scrupoli ad usare anche le armi.
Il capitano Brown venne infatti catturato dopo un assalto fallito ad un’armeria federale con cui intendeva innescare una rivolta, ed in seguito condannato a morte per alto tradimento ed impiccato. Sarah, coraggiosa e indomita come il padre, si dedicherà anima e corpo alla causa abolizionista, ma non prima di aver superato un grande dolore. Lo stesso di Eden, lo stesso di migliaia di donne. Dovrà compiere una scelta forte, lucida, ma piena di sentimento e di passione. Ma anche, purtroppo, figlia del suo tempo. Tutto il suo amore inespresso verrà riversato con fervore nella lotta per ridare la libertà agli schiavi: una donna non poteva arruolarsi e combattere, certo, ma grazie alle sue abilità artistiche riuscì a ritagliarsi l’importante ruolo di disegnatrice di mappe in codice. Sicuramente un fatto inusuale per un’epoca in cui le donne non avevano posizioni di nessun genere all’interno della società, ma la caparbietà e lo spirito battagliero di Sarah non erano facilmente relegabili in un ruolo che qualcuno aveva già deciso per lei.
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Eden e Sarah, due donne separte da quasi due secoli di storia americana ma unite dallo stesso destino, compiono le stesse scelte, calcano lo stesso percorso: la rabbia, l’accettazione , la rinuncia ad una parte di sé, ed infine la scoperta che esiste sempre una strada percorribile per dare un significato alla propria vita, basta avere coraggio ed osare. Basta alzare la testa e non credere a chi ci ricorda che abbiamo già tirato i nostri dadi, e abbiamo perso.
In chiusura del libro vi sono alcune interessanti note dell’autrice che ha raccontato come e dove ha trovato le fonti storiche per ricostruire la vicenda di Sarah Brown, una donna che è stata una specie di eroina e che invece è finita silenziosamente nel dimenticatoio. Leggere sarà anche un passatempo banale, però è molto gratificante quando grazie ad esso si scoprono cose totalmente nuove e sconosciute, che nessun libro di storia ci racconterà mai.

Un raggio di sole tra le nuvole – Sarah McCoy (Nord)

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2 pensieri riguardo “Storie di donne che si salvano da sole: “Un raggio di sole tra le nuvole””

  1. Molto interessante e vero il contenuto di questo libro, da te spiegato magistralmente. Conosco molto bene ,purtroppo il dolore per non poter avere figli. Non l’ho vissuto sulla mia pelle ma su una persona a me molto cara. Ho seguito tutte le fasi della prospettiva di diventare madre. Prima la speranza e il desiderio…poi la delusione, preoccupazione…poi il dolore immenso. al quale subentra un rancore sordo verso il mondo. Per fortuna dopo innumerevoli delusioni e dolori, dopo dieci anni questo brutto incantesimo si è rotto e il sogno si è avverato. Riportando così la serenità nella coppia.

    Non bisogna mai dare niente per scontato e la maternità meno che mai!!!

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  2. Ciao Vitty, anche io conosco benissimo l’argomento e sono molto contenta di aver finalmente letto un romanzo in cui questo dolore viene trasformato in positività e gioia di vivere, semplicemente reinventando la propria vita. La maternità è un dono, non un diritto…e sicuramente non può e non deve essere l’unica ragione di vita di una donna.

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