Storie della provincia francese: “I fantasmi del cappellaio”

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Era il 3 dicembre, e continuava a piovere. Il numero 3 spiccava, enorme, nerissimo, panciuto, sul bianco smagliante del calendario appeso, a destra della cassa, al tramezzo di legno scuro che divideva il negozio dalla vetrina. Erano passati esattamente venti giorni, dato che la cosa era accaduta il 13 novembre (un altro 3 ugualmente panciuto sul calendario), dal primo delitto, da quando, cioè, un’anziana donna era stata assassinata vicino alla chiesa di Saint-Sauveur, a pochi passi dal canale.
E dal 13 novembre pioveva. Si può dire che piovesse ininterrottamente da venti giorni. Una lunga pioggia battente.
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Qualche sera fa, avendo a disposizione diverse ore di silenzio e di tranquillità domestica, ho voluto rileggere   “I fantasmi del Cappellaio” di Georges Simenon .  Quel giorno  mi ero messa in testa di leggere qualcosa di suo ma purtroppo in libreria non avevo nulla di nuovo e così, piuttosto che rinunciare al mio intento, ho ripreso in mano uno dei miei romanzi preferiti.  Amo molto Simenon, è uno di quei pochi autori che ho sempre voglia di leggere e rileggere, potrei farlo all’infinito senza stancarmi mai.  E’ uno scrittore elegante e raffinato, che utilizza una prosa asciutta ed essenziale pur riuscendo a solcare le profondità della natura umana, mettendone in luce tutte le contraddizioni e gli aspetti  più affascinanti. Come sempre accade nelle sue storie a tinte fosche ( a parte la serie di Maigret, ça va sans dire) il delitto in sè fa da contorno alla storia, poiché la vera anima del romanzo è la psicologia dei personaggi attorno ai quali si snoda la vicenda. Il protagonista è un insospettabile uomo per bene, membro rispettato e attivo della piccola comunità in cui vive e lavora, la cui identità viene svelata fin dalla prime pagine. Pagina dopo pagina   Simenon ci conduce nel mondo interiore del cappellaio, tormentato e folle, sgretolando  quella facciata di apparente normalità  un pezzo dopo l’altro, fino alla scoperta della drammatica verità. L’atmosfera tetra e piovosa che pervade  tutto il racconto e la descrizione delle scene di vita domestica, spesso monotona, sono la perfetta trasposizione di sentimenti altrettanto cupi, annidati tra le pieghe di giornate sempre uguali, scandite dal  ritmo oridinato dei rituali quotidiani.
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La normalità che nasconde come un manto sottile la fragilità della psiche umana: questo è ciò che Simenon vuole farci comprendere attraverso la storia del cappellaio e del sarto ebreo, suo dirimpettaio. L’altro protagonista di questa storia nera è infatti il sarto armeno Kachoudas, povero ed emarginato, che da sempre ha l’abitudine di spiare la vita borghese del cappellaio Labbè, per il quale nutre un misto di invidia e di perversa curiosità. Da tempo infatti il sarto ha notato qualcosa di strano nelle attività domestiche del cappellaio, cominciando così a nutrire gravi sospetti su quell’uomo così distinto, che la sera si ritrova al solito Cafè per bere un goccetto (per la verità ben più di uno) e  giocare a bridge insieme agli altri notabili di La Rochelle. Una sera però, Kachoudas vede qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. Labbè, accortosi dell’incidente, anzichè temere di essere denunciato alla polizia se ne compiace. E’ stato scoperto, ma considera questo fatto come una cosa positiva per lui, quasi un vanto, convinto com’è  che il sarto sia troppo pusillanime per agire contro di lui e che in realtà lo ammiri per il suo ardire. Il cappellaio, forte della buona reputazione di cui gode,  può perciò continuare ad agire impunito senza destare sospetti in paese, nascondendo la miseria delle sue azioni come si fa con la polvere sotto i tappeti.
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E’ un romanzo particolare, un giallo atipico in cui nonostante le rivelazioni iniziali  l’autore riesce comunque a mantenere alto il livello di tensione e di pathos: a condurci nel fitto della storia non saranno quindi le indagini di polizia, ma sarà il duello tra il cappellaio ed il sarto a tenere viva l’attenzione. Tra i due si crea un rapporto malato fatto di verità sottaciute, di incontri silenziosi, di dialoghi che non avverranno mai se non attraverso sguardi inequivocabili. Simenon come in un gioco di specchi mette uno di fronte all’altro, mischia la colpelvolezza del cappellaio con l’omertà del sarto trasformandoli uno nella coscienza dell’altro, due realtà contrapposte eppure così simili nei loro tormenti. Un silente conflitto  che metterà entrambi a dura prova, ognuno a confronto con i propri fantasmi interiori, fino all’inevitabile epilogo. Quando il logorio interiore di Labbè giunge il culmine,  quel senso di superiorità distorto che lo pervade  va in frantumi, ed accoglie quasi con sollievo la verità che viene a galla. Tutto si sgretola: non solo la facciata di perbenismo che protegge Labbè, ma anche la piccola provincia francese con  le sue  abitudini consolidate, i suoi pregiudizi ed i suoi archetipi viene travolta e distrutta dall’incedere delle vicende. Labbè il cappellaio benestante, rispettato e conosciuto da tutti, e Kachoudas, il sarto armeno che non può integrarsi nella piccola comunità di La Rochelle, misero e quasi invisibile, sono i simboli di quello status quo borghese verso il quale Simenon muove sempre critiche spietate, divertendosi a rovesciare preconcetti e ruoli prestabiliti.
Questo romanzo al suo esordio rappresentò una novità assoluta a causa della particolare costruzione narrativa, che per la prima volta rivelava l’identità dell’assassino all’inizio della storia, ponendo al centro di tutto l’indagine psicologica dei protagonisti. Quello che ci resta, a distanza di quasi settant’anni, è un volumetto prezioso, un autentico gioiello della letteratura che non consoce mode.

9671542I fantasmi del cappellaio – Georges Simenon (Gli Adelphi)

4 pensieri riguardo “Storie della provincia francese: “I fantasmi del cappellaio””

  1. Sì è proprio così, Simenon nei suoi romanzi lascia sempre il delitto in secondo piano, perché la vera storia è incentrata sull’indagine psicologica dei suoi personaggi…sempre affascinante. Presto pubblicherò altre storie tratte dai suoi romanzi, è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto.

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