Letteratura giapponese, Natsuo Kirino

Storie giapponesi: “Grotesque”

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Tokyo, anni 2000. Natsuo Kirino ci conduce  negli abissi della società giapponese. Rigida, classista, maschilista, abietta e priva di valori: l’analisi che la scrittrice compie sul Giappone contemporaneo è lucida e spietata, affilata come la lama di un  rasoio che scarnifica le superfici per arrivare a mostrarci il lato più sordido di una società all’apparenza perfetta, organizzata, meticolosamente ordinata.


 

La prima persona che incontriamo tra le pagine di “Grotesque” è una ragazzina ferocemente arrabbiata con il genere umano che non prova la minima empatia verso i suoi simili, specialmente nei confronti della sua  stessa famiglia: la sorella Yuriko, una creatura dalla bellezza sovrumana e dall’ apparente stupidità, è la fonte di ogni suo tormento e su di lei riversa un odio silente ed estremo, ingiustificato. Ma l’io narrante è solo uno dei tanti mostri che popolano questo assurdo spaccato sociale: andando avanti con le pagine incontriamo personaggi ancora più meschini, fragili, egoisti, malvagi, dissoluti, che non nutrono nessuna speranza per sè stessi,  finendo col vivere esistenze prive di qualsiasi umanità. Le famiglie sono descritte come un nucleo accentratore di miserie di ogni tipo, al contempo carnerfici e vittime  di una stratificazione sociale talmente netta e totalitaria da non lasciare scampo. I licei e le Università più prestigiosi del paese, gli unici istituti in grado di garantire carriere  remunerative e sicure, sono opportunità per pochi eletti, una “casta” alla quale si appartiene già per diritto di nascita. Chi cerca di entrare in questi college elitari studiando e superando gli esami di ammissione grazie alle proprie capacità viene comunque ghettizzato, rilegato ai margini di un luogo che resta  inacessibile, a meno che non si possieda doti straordinarie. Yuriko, con la sua bellezza fuori dal comune, nonostante l’umile estrazione sociale viene accettata e sembra essere destinata ad una vita perfettamente felice.  Anche perché, contrariamente a quello che pensa la sorella, Yuriko è una ragazza molto intelligente, che si serve della sua avvenenza  per ottenere ciò che vuole. Nonostante la rigidità di questo  ingranaggio, se qualche studente “esterno” riusciva ad ottenere la laurea per meriti puramente scolastici, e di conseguenza un ottimo impiego, doveva fare i conti  un altro classismo ancora più feroce: quello che separa distintamente i ruoli tra l’uomo e la donna. Il Giappone è un paese sfacciatamente maschilista, ancorato a vecchie tradizioni che nel corso del tempo hanno perso del tutto il loro fascino, lasciando strascichi molto profondi, resistenti come piante selvatiche. Oggi il Paese vive di  stridenti contrasti: da una parte c’è la Tokyo moderna ed eclettica, popolata da lavoratori operosi, con i suoi esercizi commerciali aperti giorno e notte e gli hotel per pendolari a forma di loculo. L’imperativo è essere iper produttivi, riducendo al minimo il tempo per gli spostamenti e per le necessità fisiologiche. La Tokyo del ventunesimo secolo sembra un gigantesco video game, ma solo al di fuori. Dentro a questi cyber – formicai si spalancano, invisibili, le porte del baratro. Perchè, dall’altra parte, una mentalità primitiva  considera ancora le donne moderne Geishe da quattro soldi. Sono figure marginali, senza alcuna autorevolezza, seppur ufficialmente rivestano anche  incarichi professionali di un certo rilievo. All’interno di questo status quo si muovono i protagonisti di “Grotesque”. La divina Yuriko  e la ex compagna di università dell’io narrante, una prostituta – manager  dalla doppia vita, provano a ribellarsi al predominio maschile   scegliendo di vendere sé stesse  per qualche ora di esaltazione.

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Cosa spinge queste giovani donne avvenenti ed in carriera a trasformarsi in orribili maschere notturne? Quanto può essere profondo il marcio all’interno di un corpo e di una mente perfettamente consapevoli? Natsuo Kirino non lo dice, non lo spiega, con compie nessuna introspezione psicologica. Si limita a constatare un fatto assodato, spinto forse al parossisimo ma che comunque fa parte di una realtà che i più ignorano. Perché non è accettabile, perché provoca repulsione. Eppure esiste. Tutte le protagoniste femminili del romanzo compiono percorsi differenti, ma sono accomunate dalla stessa mostruosità interiore, e per questo motivo arrivano tutte allo stesso traguardo: la prostituzione. Fare la prostituta solitamente non è una scelta di vita, ma qualcosa a cui si arriva per disperazione, per sfruttamento, per sopravvivere. Non è così per queste donne. La vita notturna diventa per loro una scelta appetibile, l’unico modo che credono di avere a disposizione per sentirsi apprezzate, vive…Inoltre dona loro l’illusione effimera di esercitare potere sugli uomini. Durante le ore battute sul marciapiede si sentono regine di bellezza, donne affascinanti, donne di successo, donne realizzate, che considerano il loro corpo la loro unica arma di riscatto, di dominio sul maschio debole, incapace di resistere al richiamo sessuale. Ma la realtà è spietata, e rimanda un’immagine niente più che grottesca:  una bellezza ridicola, innaturale, paradossale, che strappa sorrisi mossi da pietà e indignazione.

Grotesque – Natsuo Kirino (Edizioni Beat)

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